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Miguel de Cervantes: la vita e le opere più famose

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Don Chisciotte della Mancia, il capolavoro di Miguel de Cervantes pubblicato in due parti nel 1605 e 1615, ha influenzato a tal punto la letteratura spagnola che oggi lo spagnolo viene definito ‘la lingua di Cervantes’.

A Miguel è stato dedicato anche l’Istituto di lingua e cultura spagnola.

In cosa consiste il suo capolavoro letterario? Ha preso di mira i romanzi cavallereschi, la stessa società del suo tempo, con una buona dose di satira ed ironia scegliendo come folle protagonista il Don Chisciotte sognatore, esaltato ed affamato di gloria, affiancato dal suo scudiero (Sancio Panza) che più umano e ‘terra terra’ non si può.

De Cervantes non ha soltanto influenzato la letteratura del suo Paese; il suo capolavoro è riconosciuto e famoso in tutto il mondo.

Allo scrittore è stato dedicato il cratere Cervantes del pianeta Mercurio e compare nelle monete da 10, 20 e 50 centesimi di euro spagnoli.

 

Vita di Miguel de Cervantes

Miguel de Cervantes Saavedra è nato il 29 settembre 1547 ad Alcalà de Henares.

Qual è stata la sua vita, il suo percorso prima di diventare scrittore, romanziere, drammaturgo, poeta e militare spagnolo?

Nato e cresciuto in una famiglia modesta, quarto di sette figli, fu costretto a viaggiare da un Paese all’altro per il lavoro precario del padre, un ‘povero chirurgo’ perennemente indebitato, senza laurea né prestigio sociale. Giunto a Madrid nel 1568, frequentò il collegio El Estudio e, due anni dopo, si trasferì in Italia per sfuggire alla condanna del ‘taglio della mano destra’ e 10 anni di esilio; tutto questo per l’accusa di aver ferito un uomo.

Arruolatosi nella compagnia di Diego de Urbina, capitano del reggimento di fanteria di Miguel de Moncada, s’imbarcò sulla galea Marquesa e durante la battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571, rimase ferito perdendo l’uso della mano sinistra. Nel 1575, partendo da Napoli verso la Spagna, la galea su cui viaggiava venne assalita e Miguel fu catturato dai pirati.

Fu tenuto prigioniero per 5 anni ad Algeri (dove conoscerà Antonio Veneziano, autore della Celia) finché non venne pagato il suo riscatto grazie all’aiuto della famiglia.

Da quel momento, la sua vita fu un susseguirsi di ristrettezze economiche, umiliazioni, con l’esperienza di un matrimonio fallito, una figlia naturale, persecuzione da parte della giustizia per coinvolgimento in bancarotta fraudolenta e illeciti amministrativi. Addirittura, verrà sospettato di omicidio nel 1605 per un cadavere ritrovato vicino la sua abitazione, incarcerato e poi prosciolto.

Fu costretto anche a lavorare come esattore d’imposte per guadagnarsi da vivere.

La vita di stenti non riuscì, però, a distoglierlo dalla sua vera passione: scrivere. Questa passione si intensificò nel 1606: a partire da quell’anno e in poco tempo, produrrà le sue opere migliori.

Miguel de Cervantes morirà nel 1616 e verrà sepolto a Madrid nel Convento dei Trinitari Scalzi.

Il giorno della sua morte (23 aprile 1616) è stato designato dall’UNESCO come la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.

 

Miguel de Cervantes tra Rinascimento e Barocco

In pieno Rinascimento ed in fase di passaggio al Barocco, Miguel de Cervantes interpretò i problemi dell’uomo del suo tempo. La voglia di un’esistenza più libera dai rapporti sociali predeterminati, il bisogno di realizzarsi come individuo sognando, dando libero sfogo alla fantasia nella ricerca dell’ignoto, la necessità di liberare l’istinto per far emergere la coscienza. Tutto questo fa parte di un’esigenza profonda che ritroviamo, seppure in modo diverso, sia nell’idealista e sognatore Don Chisciotte sia nel realista scudiero Sancho.

Nel suo capolavoro, si respira costantemente il disagio di vivere spinto verso un mondo sognato ed ancora inesplorato.

Cervantes vive la poesia in maniera diversa dai suoi contemporanei, la considera un vero e proprio stile di vita, uno strumento pratico che serve concretamente a qualcosa e non è semplice diletto.

Ebbe come maestro di latino Lopez de Hoyos che gli fece scoprire Erasmo, ma la cultura di Miguel de Cervantes fu perlopiù autodidatta, perciò fresca, pronta ad inventare, ricca di osservazioni non accademiche.

 

 

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Opere

Miguel de Cervantes dedicò alla sua attività di scrittore e romanziere tutto il tempo che aveva a disposizione, in condizioni sfavorevoli e tutt’altro che tranquille. Il filone che lo attirava era il genere popolare, il teatro e la novellistica. Iniziò con poemetti giovanili come El viaje del Parnaso (pubblicato nel 1614) ed altre composizioni poetiche brevi, vivaci ed umoristiche (Exequias de la reina Isabel de Valois, A Pedro Padilla, A la muerte de Fernando de Herrera, A la Austriada de Juan Rufo, Al túmulo del rey Felipe II) e commedie teatrali (El cerco de Numancia, El trato de Argel). E’ con La Galatea, però, che inizia la sua effettiva carriera letteraria.

 

La Galatea

Scritta nel 1582 e pubblicata nel 1585, La Galatea viene definita l’opera giovanile più impegnativa di Miguel de Cervantes. In questa opera, iniziano ad emergere i tratti caratteristici dello scrittore per quel mix di poesia pastorale con avventure di personaggi tipici del romanzo ellenistico.

 

Don Chisciotte della Mancia

Il capolavoro di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia (titolo originale El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha) è stato pubblicato in due parti (e due tempi): la prima nel 1605, la seconda nel 1615.

Don Chisciotte è un vecchio nobile di campagna che, annebbiato dalla follia, vuole mantenere vivi gli ideali degli eroi della cavalleria in un momento storico in cui i loro valori sono in fase di decadenza. Con il suo capolavoro Cervantes ha inventato il romanzo moderno, un vero e proprio esperimento narrativo, decisamente innovativo ed affascinante per i lettori dell'epoca.

La modernità di Miguel si rivela soprattutto nel suo desiderio (curioso e rispettoso) di esplorare la realtà ed il cuore degli uomini lontano da ogni morale. E’ spinto a scoprire verità nascoste, ad insinuare il dubbio a dispetto di ogni certezza.

 

Novelas ejemplares e Viaje del Parnaso

Tra la prima e la seconda parte del Don Chisciotte, si collocano le Novelas ejemplares (1613), raccolta di 12 storie brevi, e Viaje del Parnaso (1614), una rivista in cui critica i poeti del suo tempo.

 

Ocho comedias y ocho entremeses

Dopo aver tirato fuori il Don Chisciotte, Miguel de Cervantes conclude nel 1615 la sua composizione teatrale più lunga, Ocho comedias y ocho entremeses tradotta anche in italiano.

Quest’opera include Pedro de Urdemalas (ritenuta la sua migliore opera teatrale) ma anche uno dei più riusciti quadri popolareschi, l’intermezzo El retablo de las maravillas.

Di queste commedie soltantoLa entretenida (La spassosa) è stata tradotta in versi.

Di seguito, la lista delle comedias (commedie) e degli entremeses (intermezzi).

 

Commedie

El gallardo español

La casa de los celos y selvas de Ardenia

Los baños de Argel

El rufián dichoso

La gran sultana doña Catalina de Oviedo

El laberinto de amor

La entretenida

Pedro de Urdemalas

 

Intermezzi

El juez de los divorcios

El rufián viudo, llamado Trampagos

Elección de los alcaldes de Daganzo

La guarda cuidadosa

El vizcaíno fingido

El retablo de las maravillas

La cueva de Salamanca

El viejo celoso

 

Los trabajos de Persiles y Sigismunda

L’opera Los trabajos de Persiles y Sigismunda riporta una dedica datata 19 aprile 1616 e fu pubblicata nel 1617. E’ questo il romanzo che Miguel de Cervantes riteneva la sua migliore opera.

 

Frasi celebri dal Don Chisciotte

 

“Nessun limite eccetto il cielo”.

 

“Chi vale di più, deve fare di più”.

 

“Un salto oltre la siepe vale più delle preghiere dei giusti”.

 

“Amore e desiderio sono due cose distinte: non tutto ciò che si ama si desidera, né tutto ciò che si desidera si ama”.

 

“Chi ti vuol bene, ti fa piangere”.

 

“Visitare terre lontane e conversare con genti diverse rende saggi gli uomini”.

 

“Il sangue si eredita ma la virtù si acquista e la virtù vale di per sé quel che il sangue non vale”.

 

“Il miglior condimento che ci sia è la fame”.

 

“Dimmi chi sono i tuoi compagni e ti dirò chi sei”.

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